Milano sicura

Consigli per un soggiorno sicuro

Le raccomandazioni da seguire sono le stesse di ogni altra grande città:

  • non frequentare zone isolate, specie di notte;
  • non mostrare contanti ed oggetti preziosi in luoghi affollati, locali, mezzi pubblici e cerca di portare con te lo stretto necessario;
  • chiedi in hotel di custodire in cassaforte contanti, passaporto, carte di credito che non ti servono, oggetti di valore (che faresti bene a lasciare direttamente a casa, prima di partire) e fatti rilasciare la ricevuta di deposito;
  • lascia in albergo una fotocopia del tuo documento d’identità valido, che potrebbe servirti in caso smarrimento o furto;
  • preleva contanti da sportelli bancomat interni più sicuri (banche, hotel, musei) evitando quelli esterni esposti sulla strada per evitare furti;
  • non lasciar avvicinare sconosciuti che vogliono venderti prodotti perché potrebbe trattarsi di un pretesto per derubarti;
  • non infilare il telefono o il portafogli nella tasca posteriore dei pantaloni e chiudi bene la borsa, soprattutto sui mezzi pubblici, luoghi affollati, locali:
  • non lasciare incustoditi i tuoi effetti personali sul bancone di un bar o sul tavolino di un locale.

In particolare per Milano:

A febbraio 2017, è stata pubblicata una mappa della criminalità di Milano sviluppata, insieme ad altre mappe, da 32 studenti del Politecnico i quali hanno effettuato una vera e propria radiografia della città. In questo contesto, sono state suggerite azioni urbanistiche, sono stati analizzati i quartieri e segnalati quelli più pericolosi della capitale lombarda.

Questo documento è finito sul tavolo della commissione periferie di Palazzo Marino che, probabilmente, troverà spunti interessanti per migliorare la città. Qual è o quali sono i quartieri di Milano con la più alta concentrazione di criminalità? Analizzando i crimini avvenuti tra il 2015 e il 2016 a Milano, gli studenti hanno mappato le zone più pericolose attenendosi ai crimini urbani denunciati alle forze dell’ordine.

Ecco i risultati dell’analisi:

I furti vengono registrati soprattutto nelle zone centrali;

Gli omicidi avvengono soprattutto nelle zone di Porta Romana, Città Studi, Centrale, Loreto;

La più alta percentuale di rapine vede ai primi posti Brera, Guastalla, Corso XXII Marzo.

Oltre a questa recente analisi degli studenti del Politecnico di Milano, i quartieri che non godono di buona fama, i più ‘difficili’, sono:

Quarto Oggiaro(criminalità organizzate, spaccio di droga, flusso migratorio incontrollato);

Barona;

Corvetto;

Via Padova;

San Siro(racket delle case abusive gestito da egiziani);

Lorenteggio(occupazioni abusive, spaccio, scontri fra clan)

Via Gola(situazione molto simile a quella di Lorenteggio e San Siro).

In particolare, Lorenteggio, San Siro e Via Gola sono state segnalate come tre zone fuori controllo, finite in mano a gruppi di egiziani, romeni e italiani. Sono in stato di emergenza e ti consigliamo di evitarle.

Consigli e raccomandazioni

Disoccupazione, aumento della povertà, immigrati, criminalità concentrata soprattutto nelle zone che ti abbiamo appena descritto ed elencato. Tutto questo porta ad un aumento degli episodi di microcriminalità un po’ ovunque, nessuna zona si può considerare immune dai piccoli rischi quotidiani (furti e borseggi). Quindi, come in qualsiasi altra città del mondo, stai in guardia nei luoghi più affollati, occhio al portafoglio ed alla borsa sui mezzi pubblici, nei locali, nelle zone turistiche più frequentate.

Contatti e numeri utili in caso di emergenza

Ti forniamo tutti i contatti e numeri utili di Milano per qualsiasi tipo di emergenza, richiesta di aiuto o di informazioni:

112 (numero unico europeo sempre attivo e gratuito) per rivolgersi a Polizia, Pronto Soccorso, Carabinieri e Vigili del Fuoco;

884.65000/1/2/3 Protezione Civile;

800 801185 numero verde farmacia;

0208 Pronto Intervento;

88456893 Nucleo Tutela Donne e Minori;

88453900 Ufficio oggetti smarriti;

63712667 Ufficio oggetti smarriti (Stazione Centrale);

7727.0280Ricerca veicoli rimossi;

800 808181 ATM;

74851 SEA Aeroporti;

74852200 partenza ed arrivo voli;

716659 Stanza Bagagli Linate;

58581285 Stanza Bagagli Malpensa Terminale 1;

74854215 Stanza Bagagli Malpensa Terminale 2;

884.48059 Servizio di Vigilanza Ecologica;

66.77.33 numero verde del servizio Milano Sicura;

Centro di Ascolto Telefonico attivo

Evidenziamo il servizio telefonico del Comune “Milano Sicura” che offre ascolto, mediazione sociale, assistenza psicologica e legale, orientamento tra le varie organizzazioni di aiuto sociale. Il numero verde 800.66.77.33 è attivo dalle 9,30 alle 18 (dal lunedì al venerdì) e dalle 9,30 alle 12,30 (il sabato). Fuori da questi orari è possibile lasciare un messaggio alla segreteria telefonica per segnalazioni, richiesta di informazioni o di un appuntamento.

Si tratta di un Centro di Ascolto Telefonico per mediazione sociale e penale, sostegno alle vittime di reato, presidio criminologico territoriale. Questo servizio, oltre a dare informazioni ed orientamento, offre ascolto attivo finalizzato alla presa in carica della situazione segnalata telefonicamente con interventi gratuiti.

Assistenza sanitaria

Il turista come il residente a Milano ha diritto all’assistenza sanitaria gratuita: tutto ciò che serve per ottenerla è esibire la Tessera Sanitaria Europea rilasciata dall’Asl di competenza, card magnetica che copre i costi di emergenza ordinaria e dà diritto al rimborso delle spese sostenute. I numeri per contattare Pronto Soccorso e Ambulanza sono il 112 ed il 118 mentre, per qualsiasi informazione sulle farmacie di turno, puoi chiamare il numero verde 800 801185.

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Mario Furlan, fondatore dell’associazione di volontariato milanese dei City Angels, dice che «Milano, mediamente, è più sicura di Roma, è più sicura di Napoli, e non credo sia una nuova Gotham City. È una grande città con i problemi di una grande città. Oggi il problema che è esploso di più dopo la pandemia è quello delle baby gang, ma se ne parla anche molto perché le immagini sono estremamente veicolabili e accessibili a tutti».

Essendo una grande città, Milano ha naturalmente diversi problemi di sicurezza e la sempre maggiore influenza delle cosiddette “baby gang” è una cosa che ritorna in diverse cronache, anche se difficilmente può essere corroborata da dati concreti.

Ogni settimana i siti di news pubblicano video che documentano risse in piazza dei Mercanti, a pochi metri da piazza Duomo, dove il fine settimana si danno appuntamento gruppi di ragazzi, soprattutto di origine nordafricana, di seconda o terza generazione, molto giovani e antagonisti tra loro. Da mesi Roberto Cenati, presidente provinciale dell’Anpi, l’Associazione nazionale partigiani d’Italia, denuncia che nella piazza, dove si trova il memoriale dei caduti milanesi per la libertà, si ripetono atti vandalici.

Le cronache raccontano spesso che cosa avviene nel cosiddetto quadrilatero di San Siro, attorno a piazza Selinunte, nei grandi caseggiati delle case popolari gestite da Regione Lombardia tramite la società ALER, moltissimi dei quali sono occupati. Ebbe molta risonanza a marzo la storia del portinaio inviato in un condominio di via Zamagna che raccontò di essere stato subito aggredito da un gruppo di ragazzini di 16-17 anni. Disse: «Sono stato preso a bottigliate senza alcun motivo. Ho rischiato la vita per 7 euro l’ora, senza aver fatto torti a nessuno». Si è parlato anche delle risse in via Bolla, al quartiere Gallaratese (nordovest della città), dove a giugno si sono affrontati in strada gruppi diversi di occupanti abusivi di un altro complesso ALER.

Presentando i dati sulla sicurezza a Milano, il prefetto Saccone ha parlato di «percezione di sicurezza» diminuita proprio a causa delle azioni delle bande giovanili: «Una criticità che non è solo milanese, e nemmeno delle grandi città. Ci sono frange giovanili fuori controllo: loro, però, non la città. Queste frange giovanili sono fluide, tendono ad affermare il loro protagonismo con prepotenza e crescente violenza, noi dobbiamo bloccare questa escalation». Il prefetto ha anche parlato di un sempre maggiore utilizzo da parte di questi ragazzi di “armi bianche”.

Il fenomeno delle cosiddette “baby gang”, bande giovanili, è quello che più viene sottolineato da chi descrive Milano come città non sicura e fuori controllo. Simone Feder, psicologo della comunità Casa del Giovane, dice al Post: «Quindici anni fa incontravo ragazzi che facevano parte delle gang dei latinos. Erano strutturati, avevano codici, regole. Ora la situazione è del tutto cambiata, non si può parlare di gang. Sono gruppi di ragazzi che si uniscono spontaneamente, senza codici e regole, alla ricerca di visibilità sui social. Spesso non si rendono nemmeno conto che certe loro azioni si configurano come reati, lo capiscono solo quando arrivano in tribunale».

Un concetto simile è stato espresso in un’intervista da don Claudio Burgio, cappellano del carcere minorile Beccaria e responsabile della comunità Kayros: «Oggi abbiamo a che fare con ragazzini di 14-15 anni che non organizzano condotte delittuose. Sono gruppi spontanei, non associazioni, che si danno appuntamento sui social, si incontrano e in maniera improvvisata mettono in atto rapine o altri reati. I soldi servono soprattutto all’acquisto di abiti e a permettersi un certo stile di vita. Di nuovo c’è l’esibizionismo sui social: i giovanissimi emulano condotte devianti per conquistare follower».

«Droghe e alcool, fanno da amplificatore», continua Feder, secondo cui «molto fa anche la musica: sembrerà banale, ma i testi delle loro canzoni trap sono vere dichiarazioni di collera. Sono ragazzi a cui nessuno ha mai impedito nulla, che non hanno introiettato regole». La presunta causalità tra i testi della musica hip hop e trap, spesso ricchi di riferimenti al disagio vissuto nei quartieri più poveri e alle violenze che può comportare, emerge ciclicamente da decenni – fin da quando negli Stati Uniti nacque il “gangsta rap”, alla fine degli anni Ottanta – ma è in realtà una tesi controversa e contestata. In molti sostengono che siano piuttosto le condizioni di vita difficili dei giovani provenienti da contesti poveri a tradursi nei testi violenti ed espliciti dei rapper, e non viceversa.

Uno dei problemi principali è che a Milano, come in quasi tutte le metropoli del mondo, esistono da anni zone periferiche povere, con pochi servizi e trascurate dalle amministrazioni, abitate prevalentemente da persone straniere e da anziani con pensioni molto basse e pochi strumenti per gestire la convivenza con le persone arrivate dopo di loro. Il Comune ha provato a intervenire su alcuni di questi quartieri – su tutti il Giambellino, una zona in cui negli anni Settanta si trovava la principale piazza di spaccio della città – ma non è riuscito ad arrivare dappertutto. Il cosiddetto quadrilatero di San Siro ne è un esempio.

Qui vivono gruppi di ragazzi di seconda o terza generazione che si riuniscono in base alle loro origini, al paese di provenienza dei genitori o dei nonni. Dice ancora Simone Feder: «Bisogna evitare che si creino ghetti con comunità formate solo da chi ha commesso reati, il rischio è di rendere strutturale il disagio». Questi “ghetti”, un termine piuttosto controverso, secondo qualcuno esistono già e rappresentano delle specie di zone franche, come se non facessero realmente parte della città. Il problema diventa evidente sui giornali quando questi gruppi di ragazzi frequentano altri quartieri, di fatto quelli più ricchi, rendendosi così visibili al resto di Milano.

Il lungo periodo di pandemia ha amplificato i problemi e i disagi delle periferie milanesi. Secondo l’ultimo rapporto Osservatorio della Caritas Ambrosiana a Milano quattro persone su dieci colpite dalla povertà durante la pandemia non sono ancora riuscite a uscire dalla situazione di difficoltà. Il 41% di coloro che avevano chiesto aiuto alla Caritas per la prima volta nel 2020, a un anno di distanza, non è uscito dallo stato di bisogno. È un dato sensibilmente più alto che nel resto d’Italia dove coloro che erano entrati per la prima volta nel sistema di assistenza lo scorso anno e non ne sono ancora usciti sono il 29,7%. In particolare a Milano un terzo dei nuovi poveri sono donne con figli minori a carico. Tra le persone immigrate, poi, la situazione è ancora più grave. Il 70,9% di loro a Milano non ha avuto accesso agli aiuti pubblici, e cioè al reddito di cittadinanza. È un dato molto più alto della media nazionale (54,9%).

L’aumento della povertà ha indubbiamente fatto crescere anche i disagi nelle periferie. Nelle periferie milanesi ci sono però situazioni che non vengono affrontate da anni. A Milano 3.750 case di edilizia popolare sono occupate abusivamente (600 di Metropolitane Milanesi, società controllata dal comune, e 3.150 dell’ALER, cioè della regione) ma nel complesso, sia che si tratti di case occupate sia che si tratti di case regolarmente abitate, mancano da anni interventi di riqualificazione o anche solo di semplice manutenzione.

Walter De Cesaris, segretario nazionale dell’Unione Inquilini, spiega che «gli ultimi investimenti strutturali nell’edilizia popolare risalgono a 40 anni fa, poi non si è fatto praticamente più nulla». Ora ALER ha comunicato che la regione Lombardia ha messo a disposizione 13 milioni di euro per la manutenzione di una serie di complessi di edilizia popolare. Gli interventi dovrebbero essere realizzati in quattro grandi aree di Milano: Barona, Stadera e Gratosoglio; San Siro e Baggio; Bruzzano e Crescenzago; Mazzini, Molise e Calvairate. 

Ogni zona di Milano ha illustrato le proprie criticità, dalle piazze dello spaccio alle fermate di autobus più frequentate dai borseggiatori fino alle zone di quella che ormai viene chiamata da tutti i giornali «malamovida», e cioè strade e piazze che, in alcuni giorni della settimana diventano locali a cielo aperto: succede ai Navigli, all’arco della Pace, a via Cesariano e a via Lecco, per esempio, tutte zone centrali. La centrale della polizia locale in piazza Beccaria riceve moltissime segnalazioni e richieste di intervento ogni notte da parte dei residenti, ma raramente gli interventi avvengono. La mancata presenza di pattuglie viene spesso motivata dalla carenza di organico.

Milano è prima invece per ciò che riguarda i furti, davanti a Rimini e Bologna, e terza per i furti con strappo. È prima per i furti con destrezza e seconda per i furti nei centri commerciali, mentre è trentottesima per i furti nelle abitazioni. Nella classifica delle rapine nella pubblica via, Milano è quarta dietro Napoli, Prato e Rimini ed è settima per i reati legati agli stupefacenti dietro Padova, Catanzaro, Prato, Trieste, Torino e Siracusa. La classifica si basa sulle denunce di reato, sia quelle effettuate dai cittadini sia quelle riscontrate dalle forze dell’ordine, e non sul numero dei reati effettivamente commessi che non può essere registrato. Alcuni dati fanno però pensare che ci siano reati che, soprattutto nelle grandi città e quindi anche a Milano, vengono denunciati sempre meno da parte dei cittadini.